Si sottolinea che superare l’aumento di 1,5°C nel riscaldamento globale rappresenta una soglia critica, accelerando disastri naturali, l’innalzamento del livello del mare e il collasso degli ecosistemi. Il 29 ottobre 2024, un'alluvione devastante nel sud-est della Spagna ha causato la morte di oltre 220 persone e gravi danni alle infrastrutture. Eventi di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti in Europa, mentre il cambiamento climatico porta ad un aumento record delle temperature.
Gli scienziati avvertono che i rapporti del 2023 mostrano come la temperatura media globale abbia già superato la soglia di 1,5°C rispetto all'era preindustriale. Questo incremento rappresenta una grave minaccia per l’innalzamento del livello del mare, l’aumento di disastri naturali e la perdita di biodiversità.
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale ha annunciato che i livelli di gas serra hanno raggiunto valori record nel 2023, il che continuerà ad alimentare l’aumento delle temperature nei prossimi anni.
Il biossido di carbonio (CO₂), il principale motore del riscaldamento globale, si sta accumulando nell’atmosfera ad una velocità senza precedenti nella storia umana, registrando un aumento di oltre il 10% negli ultimi vent’anni.
Questa crescita è dovuta principalmente alle emissioni di combustibili fossili. Questa tendenza allarmante suggerisce che il pianeta si stia avvicinando a un punto di non ritorno, accelerando il rischio di una catastrofe climatica imminente.
Gli scienziati prevedono che il 2024 sarà l’anno più caldo mai registrato. Il Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea ha confermato che il 22 luglio 2024 è stato il giorno più caldo della storia moderna, con una temperatura media globale di 17,15°C.
L’aumento delle temperature medie non solo comporta picchi di caldo più intensi, ma è anche un segnale critico dell’aumento degli eventi meteorologici estremi. Tra questi:
Ondate di calore negli Stati Uniti,
Inondazioni devastanti nel Sud Europa,
Incendi boschivi di proporzioni allarmanti in Sud America.
Mentre il mondo affronta il costo umano di questi eventi estremi, i paesi in via di sviluppo sono quelli che ne pagano il prezzo più alto.
Uno studio dell’Imperial College London ha rivelato che, dal 2004, dieci dei peggiori disastri climatici hanno causato oltre 570.000 morti.
Un esempio drammatico è la carestia del 2011 in Somalia, dove 258.000 persone persero la vita a causa dell’aumento delle temperature e della siccità estrema.
La crisi climatica non è più una minaccia lontana: è già qui, e l’umanità sta pagando il prezzo delle sue azioni.
Paesi che Scompaiono
Gli scienziati concordano sul fatto che le attuali attività industriali e le emissioni incontrollate di gas serra potrebbero portare a un aumento della temperatura globale di 2,7°C entro la fine del secolo.
Questo scenario catastrofico potrebbe avere conseguenze devastanti:
L’innalzamento del livello del mare, che minaccia di sommergere intere nazioni e isole, come il Bangladesh, le Maldive e la città costiera egiziana di Alessandria.
L’insicurezza alimentare, con gravi impatti sulle risorse agricole e sulla disponibilità di cibo.
Il collasso degli ecosistemi, mettendo a rischio milioni di specie viventi.
Il declino delle economie globali, con danni irreversibili alle infrastrutture e agli equilibri geopolitici.
Se non si adottano misure immediate e drastiche per ridurre le emissioni, il pianeta potrebbe presto affrontare un punto di non ritorno.
Purtroppo, l'uso improprio delle risorse ambientali e le attività umane sono i principali responsabili dell’aumento degli eventi meteorologici estremi.
Gli scienziati collegano l’intensificazione di questi fenomeni all’aumento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera, che porta a un innalzamento significativo delle temperature medie globali.
Questa situazione allarmante ha spinto il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a lanciare ripetuti avvertimenti sul fatto che il nostro pianeta si sta avvicinando a un punto di non ritorno, paragonando la crisi climatica a un vero e proprio “inferno climatico”.
Guterres ha sottolineato l’urgenza di accelerare la transizione verso un’economia verde, che sia a basse emissioni di carbonio, efficiente e sostenibile dal punto di vista ambientale. Ha inoltre evidenziato la necessità di una maggiore cooperazione tra le economie avanzate e quelle emergenti, con un’attenzione particolare alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Infine, ha esortato la comunità internazionale a fornire sostegno finanziario adeguato ai paesi più poveri, affinché possano ridurre le emissioni e affrontare gli effetti inevitabili del riscaldamento globale.
Impegni e Politiche
Nonostante gli impegni assunti dai paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C, il divario tra le promesse e le politiche reali continua ad ampliarsi di anno in anno. Le risposte internazionali sono spesso considerate deludenti e insufficienti rispetto alla portata della crisi climatica.
Una delle più recenti delusioni è arrivata con la proposta di accordo finanziario avanzata dalla presidenza della COP29 in Azerbaigian. Il piano invita i paesi più ricchi—storicamente responsabili delle emissioni derivanti dalle attività industriali—a contribuire con 250 miliardi di dollari all’anno fino al 2035 per aiutare le nazioni più povere a fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico.
Tuttavia, la proposta ha ricevuto numerose critiche da diverse parti, poiché la cifra è ben al di sotto dei 400 miliardi di dollari annui stimati come necessari per supportare l’adattamento climatico a livello globale.
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Queste politiche non sono solo ingiuste, ma rappresentano anche una scommessa sulla vita di milioni di persone nelle regioni più vulnerabili, come l’Africa e le piccole isole.
Soluzioni Promettenti
C’è ancora speranza per evitare gli effetti peggiori della crisi climatica. Le Nazioni Unite sottolineano che le tecnologie attuali possono ridurre significativamente le emissioni entro il 2030 e il 2035. Gli esperti evidenziano la necessità di ridurre le emissioni globali di carbonio del 45% entro il 2030 e di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050.
Le azioni fondamentali includono:
L’attuazione dei Piani Nazionali di Adattamento,
L’arresto di nuovi progetti legati ai combustibili fossili,
La riduzione del loro utilizzo del 30% entro il 2030,
L’eliminazione graduale del carbone entro il 2040,
Il finanziamento adeguato da parte dei paesi ricchi.
Altre soluzioni prevedono la riforestazione, la protezione delle popolazioni vulnerabili, il miglioramento dei sistemi di allerta precoce e l’aumento della consapevolezza attraverso comportamenti sostenibili.
Raggiungere questi obiettivi richiede un forte impegno da parte di individui, governi e organizzazioni.
La crisi climatica non è solo una crisi ambientale, ma rappresenta anche una prova della nostra umanità, della nostra capacità di collaborare e agire collettivamente. Le catastrofi a cui assistiamo oggi devono essere un campanello d’allarme per un’azione immediata.
Ora la domanda è siamo pronti ad assumerci questa responsabilità o resteremo spettatori passivi mentre il nostro pianeta si avvicina a un punto di non ritorno?